Il mio viaggio in Grecia 2015-9: Tessalonica

Percorriamo verso Ovest tutta la Calcidica fino a Tessalonica, seconda città greca per dimensioni. In essa i mondi greco, romano, bizantino, ottomano e moderno si amalgamano dando origine a un luogo dai forti contrasti.

Emblema della municipalità odierna (imm.1) è nientemeno che il testone cornuto di Alessandro Magno divinizzato in quanto figlio di Zeus Ammone, ricalcato dalla monetazione del sovrano di Tracia (imm.2), e per breve tempo anche di Macedonia, Lisimaco (323-281 a.C.).

Imm.1 e 2: emblema civico di Tessalonica e dritto di un tetradrammo di Lisimaco, raffigurante Alessandro Magno divinizzato (288-1 a.C.).

Anche una statua del sovrano in groppa al suo fedele cavallo Bucefalo campeggia oggi sul lungomare cittadino (imm.3).

Imm.3: statua moderna di Alessandro a cavallo di Bucefalo (da internet).

Questo stretto legame con la figura di Alessandro non è certo nuovo e tra la fine del II e il III secolo d.C. assunse i contorni di un vero e proprio culto.

Imm.4: base di statua in bronzo conservata nel Museo Archeologico (fine II-inizio III secolo d.C.).

Su una base di statua in bronzo di quest’epoca leggiamo infatti: BAΣILEA⋅MEΓANΔIOΣ⋅ALEΞANΔPON ossia Re Alessandro il Grande figlio di Zeus (imm.4). Anche nella coeva monetazione pseudo-autonoma della Provincia di Macedonia egli ebbe un ruolo di primo piano (imm.5).

Imm.5: alcuni esempi delle numerosissime emissioni pseudo-autonome del Koinon di Macedonia del III secolo legate alla figura di Alessandro. Al dritto la sua testa in varie versioni (con elmo, leontè o nuda), al rovescio spesso è raffigurato anche Bucefalo. Interessante (in alto a sinistra) è il famoso episodio nel quale il giovanissimo Alessandro doma il focoso cavallo. Tutti le foto provengono dalla CNG.

Nel piccolo, ma notevole, museo del Foro Romano troviamo un altro oggetto, assolutamente eccezionale e tra l’altro unico ed inedito, che io sappia, che si riallaccia ad Alessandro e alla Macedonia: uno straordinario scudo macedone recante la scritta BAΣIΛEOΣ AΛEΞANΔPOY (di re Alessandro) attorno al tondo centrale o episema (imm.6).

Imm.6: lo scudo macedone del Foro di Tessalonica.

Gli scudi macedoni erano in bronzo e, di minori dimensioni rispetto ai classici scudi oplitici, venivano utilizzati dai pezeteri o falangiti, i quali costituivano il nerbo dell’esercito di Alessandro e dei suoi successori.

Il nome del sovrano campeggiava sugli scudi con i quali equipaggiava i propri uomini, come dimostrano vari esemplari di Demetrio Poliorcete e anche la numismatica relativamente allo stesso Poliorcete, ad Antigono Gonata e a Pirro (imm.7).

Imm.7: scudi macedoni con nome o monogramma del sovrano.

Ma questo particolare scudo reca, che io sappia, per la prima volta il nome di re Alessandro, benchè sia difficile dire se si tratti del III (il Grande dal 336 al 323 a.C.), del IV (figlio di Alessandro e Rossane ucciso da Cassandro attorno al 309, ma la cui morte fu resa nota solo alcuni anni dopo) o del V (figlio di Cassandro che regnò brevemente e malamente dal 297 al 294 a.C.).

Ad ogni modo lo scudo è decorato da una delle figure più iconiche della macedonicità: quella indicata in letteratura come Atena Alkidemos (protettrice del popolo), divinità poliade di Pella, che ebbe una straordinaria diffusione in svariati ambiti dinastici ellenistici: non solo antigonide, ma anche tolemaico, seleucide e greco-battriano (imm.8).

Imm.8: vari esempi dell’Atena Alkidemos (tutti ex CNG salvo il Menandro).

La prima versione numismatica di questa iconografia è sui tetradrammi di Tolomeo con al dritto Alessandro divinizzato con scalpo d’elefante e al rovescio la nostra Atena e la scritta AΛEΞANΔPOY (imm.8 in alto a sinistra). Considerando ora questo scudo e il fatto che Tolomeo si era impossessato del cadavere di Alessandro, il che aveva un valore simbolico enorme perchè potesse presentarsi come il suo vero e legittimo successore, non è che Tolomeo aveva preso spunto per le proprie monete dagli scudi dei soldati di Alessandro?

Il fatto che questa iconografia abbia avuto un tale successo mi induce a pensare che lo scudo di Tessalonica sia in effetti ricollegabile ad Alessandro Magno.

Più ancora che ad Alessandro, a ben vedere la città di Tessalonica è legata a Tessalonica… Costei fu la figlia di Filippo II e di una aristocratica tessala di nome Nicesipoli, quinta moglie del poligamo sovrano. Pertanto era sorellastra di Alessandro e, soprattutto dopo la sua morte, un partito molto ambito, tanto che Cassandro se la sposò al fine di consolidare ulteriormente la propria posizione egemonica in Macedonia. Perchè nessuno se ne scordasse mai nel 315 fondò dunque una città col nome della moglie, oltre a una col proprio nome, Cassandrea, presso l’attacco del dito occidentale della Calcidica. Ebbe certamente miglior fortuna la moglie del marito.

Ma la scelta di questo nome da dove deriva?

L’ipotesi maggiormente diffusa tra gli studiosi vuole che Tessalonica fosse nata nel 352 a.C., all’indomani di una vittoria conseguita in ambito tessalico e probabilmente quella del 353 contro i Focesi e i loro alleati della città tessala di Fere ai Campi di Croco. Gli abitanti di Fere non subirono ritorsioni, il tiranno fu scacciato e Filippo sposò per l’appunto Nicesipoli, che era nipote di un famoso precedente tiranno della città: Giasone di Fere.1

I Tessalonicesi di epoca romana non si erano certo dimenticati di lei, dato che nella seconda metà del II secolo d.C. le dedicarono una statua, della quale, come spesso accade, rimane la base (imm.9) recante l’iscrizione ΘEΣΣAΛONIKHN ΦIΛIΠΠOY BAΣIΛIΣΣAN e cioè la regina Tessalonica, figlia di Filippo.

Imm.9: base di statua in bronzo conservata nel Museo Archeologico (ca 150-200 d.C.).

Il Museo Archeologico di Tessalonica è imperdibile.

Tra i molti pezzi che mi hanno colpito, oltre alle succitate due iscrizioni, voglio ricordarne altri due che, per motivi diversi, mi sono rimasti particolarmente impressi.

Il primo è un letto funebre marmoreo (imm.10) rinvenuto in una tomba macedone di Potidea della fine del IV secolo. E’ decorato con variegati soggetti di notevole fattura artistica: satiro ubriaco, Dioniso con tirso e con pantera e patera baccellata, toro in carica, grifone, Leda e il cigno, cinghiale…

Imm.10: la kline funebre del museo archeologico (fine IV secolo a.C.).

Il secondo è un piccolo rilievo votivo (imm.11) dedicato al migliore tra gli amici ed uno dei più stretti collaboratori di Alessandro: quell’Efestione, cui il re era così legato che, quando una principessa persiana si rivolse a lui scambiandolo per lo stesso Alessandro, quest’ultimo non se la prese e disse: non hai sbagliato, madre: anche lui è Alessandro2.

Imm.11: rilievo con dedica all’eroe Efestione.

Mi pare fondamentale qui riportare una parte del passo di Plutarco3 in cui viene descritta la morte di Efestione e le sue conseguenze:

In quei giorni Efestione era febbricitante, ma siccome era un giovane guerriero, non sopportava il regime rigoroso prescrittogli, e non appena il medico Glauco se ne andò a teatro, si mise a tavola, mangiò un pollo lessato e bevve un grosso boccale di vino freddo. Naturalmente stette male e di lì a poco morì. Alessandro non fu in grado di calmare il proprio dolore con nessuna considerazione: subito fece tagliare la criniera a tutti i muli e tutti i cavalli in segno di lutto, abbattè i merli delle mura delle città vicine, crocifisse il medico, non permise per lungo tempo che nel campo si sentisse musica di flauti o di qualunque altro strumento finchè giunse un responso dell’oracolo di Ammone che raccomandava di onorare Efestione e di fargli sacrifici come ad un eroe.

In realtà Alessandro aveva mandato dei messi dall’oracolo per chiedergli se si dovvessero fare sacrifici ad Efestione come a un dio.

Questa piccola stele del museo di Tessalonica proviene da Pella e si data verso la fine del IV secolo a.C. Apparentemente simile a tante altre, essa è un gioiello meraviglioso poichè da concretezza storica al testo di Plutarco, mostrandone, in questo caso, la veridicità; leggiamo infatti: ΔΙΟΓΗΝΕΣ ΗΦΑΙΣΤΙΩΝΙ ΗΡΩΙ ossia Diogene (probabilmente un veterano delle campagne di Alessandro tornato in patria) dedicò all’eroe Efestione.

La parte figurativa è più standard, ma ci permette alcune riflessioni. Un uomo in abiti civili, probabilmente lo stesso Diogene, compie una libagione (per l’eroe Efestione) con una patera in cui una donna, la moglie di lui, versa del vino. Lei regge anche una piccola pisside, contenente forse incensi o spezie orientali da offrire al defunto.

Oltre al costo della stele, la presenza del cavallo alle spalle dell’uomo lo qualifica a mio avviso come un etero e cioè un’aristocratico facente parte di quella cavalleria pesante che, guidata personalmente alla carica tante volte dallo stesso Alessandro, fu un vero e proprio flagello per i Persiani. Inoltre nel 330 Efestione era divenuto uno dei due ipparchi, cioè comandanti della cavalleria, degli eteri.

La dedica ad Efestione da parte di Diogene assume dunque maggiore ragion d’essere, se pensiamo all’esistenza di rapporti personali tra i due, connotati senza dubbio dal cameratismo che doveva caratterizzare quel non troppo numeroso corpo d’elite militare, ma anche sociale, e forse persino da amicizia.

Ma Tessalonica è famosa soprattutto in quanto capitale tetrarchica con l’imperatore Galerio (293-305 come Cesare e poi Augusto fino al 311 d.C.). In effetti i resti archeologici visibili appartengono quasi tutti a questo periodo e sono di garnde fascino ed importanza: il foro con annesso odeion (imm.12) e il complesso palaziale costituito da parti del palazzo vero e proprio (imm.15), dal famoso arco commemorativo delle vittorie militari contro i Sassanidi (imm.14) e dalla “Rotonda”, che fu anche Chiesa e Moschea, ma che era in realtà il Mausoleo dell’imperatore (imm.13).

Imm.12: il foro di Tessalonica.

Imm.13: la Rotonda o Mausoleo di Galerio.

Imm.14: l’arco di Galerio.

Imm.15: il palazzo imperiale.

NOTE

1Worthington 2008, pp. 64-65.

2Curzio Rufo, Storie di Alessandro Magno, III, 31.

3Plutarco, Alessandro, 72.

 

BIBLIOGRAFIA

K. Liampi, Der Machedonische Schild, Athens/Bonn, 1998.

I. Worthington, Philip II of Macedonia, Bodmin, 2008.

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